Izakaya (居酒屋) è un locale informale giapponese dove si beve e si mangiano piccoli piatti pensati per accompagnare l'alcol, restando a lungo al tavolo tra amici o colleghi. Nasce come punto d'incontro dopo il lavoro, ed è costruita attorno all'idea di condividere più portate nel corso della serata, non un piatto unico.
Izakaya unisce due caratteri: i-居 ("stare", "restare") e sakaya-酒屋 ("negozio di sake"). La parola descrive esattamente cosa distingue questi locali dalle enoteche di un tempo: non si compra il sake per portarlo via, ci si ferma a berlo sul posto. Da questa aggiunta di un semplice "restare" nasce un intero modo di socializzare.
Le izakaya affondano le radici nei negozi di sake del periodo Edo (1603-1868). Inizialmente vendevano solo bottiglie da asporto; con il tempo iniziarono a offrire ai clienti un posto dove sedersi e bere subito, aggiungendo piccoli spuntini salati per accompagnare l'alcol. Da quella aggiunta pratica è nato un formato che oggi si trova in ogni città giapponese, dai locali più semplici alle catene, fino a indirizzi ricercati.
Il menu di una izakaya tipica è fatto di piccoli piatti pensati per essere condivisi e ordinati in sequenza nel corso della serata: yakitori (spiedini di pollo alla griglia), edamame, tofu freddo, frittura karaage, piccole porzioni di sashimi. Da bere, sake, birra giapponese e shochu sono le scelte più comuni, spesso accompagnati da acqua o tè per bilanciare le bevute più lunghe.
Il confronto con il pub britannico o italiano è naturale: entrambi sono luoghi di ritrovo dopo il lavoro, informali, dove ci si ferma più a lungo che a un pasto seduto. La differenza sta nel peso del cibo: in una izakaya il mangiare ha un ruolo centrale quanto il bere, con portate studiate apposta per accompagnarlo, mentre in un pub tradizionale il cibo resta spesso secondario rispetto alla bevanda.
Nami non è una izakaya in senso stretto, ma condivide lo stesso spirito conviviale: una cucina à la carte pensata per essere ordinata in più portate nel corso della cena, condivisa a tavola, un piatto dopo l'altro invece che tutto insieme. È lo stesso principio che rende una serata giapponese diversa da un pasto occidentale servito in un'unica sequenza fissa.
Izakaya (居酒屋) unisce i caratteri di "stare" e "negozio di sake": indica un locale informale dove si beve e si mangiano piccoli piatti pensati per accompagnare l'alcol, restando a lungo al tavolo.
Piccoli piatti pensati per essere condivisi: yakitori (spiedini di pollo), edamame, tofu freddo, frittura karaage, sashimi in piccole porzioni. L'idea è ordinare più portate nel corso della serata, non un piatto unico.
C'è una somiglianza nella funzione sociale — un posto dopo il lavoro dove rilassarsi con colleghi o amici — ma nell'izakaya il cibo ha un ruolo centrale quanto la bevanda, mentre in un pub tradizionale spesso resta secondario.
Le izakaya nascono dai negozi di sake del periodo Edo, che iniziarono a offrire ai clienti un posto dove bere sul posto invece di portare via la bottiglia, aggiungendo poi piccoli spuntini per accompagnare il bere.
Soprattutto sake, birra giapponese e shochu, spesso accompagnati da acqua o tè per bilanciare le bevute lunghe. Il sake in particolare si serve in diverse temperature, dal caldo al ghiacciato, a seconda della varietà.
Nami propone una cucina à la carte pensata per essere condivisa a tavola tra più portate, nello stesso spirito conviviale dell'izakaya, pur non essendo un locale izakaya in senso stretto.
Più piatti, condivisi a tavola: lo spirito izakaya si sente anche da Nami.